domenica 3 febbraio 2019
Ho tradotto un altro libro di Lawrence Block...
...su uno dei suoi più famosi personaggi: Bernie, il ladro-gentiluomo.
Da quando fece la sua prima comparsa nel 1977 in Burglars Can’t Be Choosers (Parola di Ladro, Mondadori, 1979) il ladro e libraio Bernie Rhodenbarr si è guadagnato la simpatia dei lettori di polizieschi in tutto il mondo. E’ stato protagonista di undici romanzi, l’ultimo dei quali è The Burglar Who Counted the Spoons (Il Ladro che Contava I Cucchiai, LB ed., 2018) e i suoi fan sperano sempre di avere qualcosa in più.
Nel corso degli anni, Bernie è comparso anche in quattro brevi racconti. Essi sono raccolti qua, con altri nove testi: articoli di giornali, estratti dai romanzi e altre effimere apparizioni. Bernie è stato interpretato in modo memorabile da Whoopi Goldberg nel film Burglar (Affittasi Ladra, 1987) e Lawrence Block racconta qui quel curioso episodio in Il Ladro al Cinema. Inoltre, un’introduzione scritta appositamente per questa raccolta narra tutta la storia di Bernie, mentre in una nuovissima postfazione Bernie stesso ci dice che cosa può riservare il futuro
https://www.amazon.it/dp/B07NCB83KY/ref=sr_1_30?s=books&ie=UTF8&qid=1549177238&sr=1-30&refinements=p_27%3ALuigi+Garlaschelli
"Scienziati Pazzi" in spagnolo!
Alessandra Carrer
e io siamo citati in una intera pagina su "El Pays" per il nostro volume
"Scienziati Pazzi" (Carocci ed.) ora tradotto in spagnolo come "El
Cientifico loco" .
Wow.
Wow.
sabato 21 luglio 2018
Intervista del combattivo Prof Borrini a Radio Vaticana su Sindone ecc
Sempre in riferimento al nostro recente lavoro sul Journal of Forensic Science "A BPA Approach to the Shroud of Turin" Matteo Borrini ha rilasciato il 19 luglio 2018 questa intervista (30 minuti) a Radio Vaticana, per rispondere a una simile, di pochi giorni prima, della sindonologa Manuela Marinelli.
Vale la pena di ascoltarla, anche per capire - per quando capita - come l'intervistatore può tentare di guidare l'andamento dell'intervista stessa.
Matteo Borrini è un antropologo forense che insegna presso la Liverpool John Moores University, ed esperto di BPA (Bloodstains Pattern Analysis).
mercoledì 18 luglio 2018
"A BPA Approach to the Shroud of Turin". Alcune precisazioni
Comunicato Stampa
In riferimento ad alcune
osservazioni della dottoressa Marinelli riportate nei giorni scorsi da ANSA e Vatican
News, è indispensabile chiarire i seguenti punti:
Luigi
Garlaschelli è stato ricercatore supplente presso il Politecnico di
Milano, borsista presso l'Università di Madison (Wisconsin, USA),
ricercatore presso la soc. Montedison, ricercatore presso il
Dipartimento di Chimica dell'Università di Pavia, professore a contratto
presso l'Università Vita-Salute S. Raffaele di Milano e professore
aggregato presso l'Università di Pavia. E' attualmente in pensione, e
dal 1992 ad oggi è socio CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle
Affermazioni delle Pseudoscienze).
Matteo Borrini,
dottore di ricerca in Antropologia, è antropologo forense e professore
associato (Principal lecturer) di antropologia forense alla Liverpool
John Moores University. Fellow dell’American Academy of Forensic
Sciences, è esperto di Bloodstain Pattern Analysis (formato presso RIS
di Parma nel 2008). È di fede cattolica, ha insegnato presso la
Pontificia Università San Bonaventura e al corso per esorcisti
dell’Ateneo Regina Apostolorum; ha inoltre conseguito nel 2015 il
diploma in studi sindonici presso il medesimo ateneo Regina Apostolorum
È
importante aver sottolineato le affiliazioni e anche l’orientamento
degli autori della recente ricerca per sottolineare come essa sia frutto
di due scienziati con differente retroterra culturale e Religioso. Si
tratta infatti di un non credente (Luigi Garlaschelli) ed un cattolico
(Matteo Borrini); questa bilanciata composizione rende la ricerca priva
di qualsiasi pregiudizio religioso, come anche auspicato dal Vescovo di
Torino S.E.R. Mons. Nosiglia.
Un precedente lavoro di Luigi
Garlaschelli, "Life-size Reproduction of the Shroud of Turin and its
Image" [Journal of Imaging Science and Technology, Volume 54, Number 4,
July 2010, pp. 40301-1-40301-14(14)] venne finanziato da fondi offerti
dal CICAP, dall'UAAR e da vari privati. Al contrario, la recente ricerca
"A BPA Approach to the Shroud of Turin" pubblicata con il Professor
Borrini sul Journal of Forensic Science (10 luglio 2018) non ha ricevuto
alcun finanziamento, nè pubblico nè privato.
Una frase che
viene attribuita al dottor Garlaschelli («Il denaro non ha odore. Quello
che è stato fatto è stato fatto scientificamente. Se la Chiesa
(cattolica) vorrà in futuro finanziarmi, sono il suo uomo») - e che
deriva dalla trascrizione italiana di un comunicato in inglese della
Reuters dopo una intervista telefonica in inglese - viene volutamente e
maliziosamente fraintesa.
Luigi Garlaschelli respinge con disgusto la
ricorrente insinuazione - più volte espressa su social media e organi di
stampa nazionali - che egli possa prostituire la propria integrità
scientifica a seconda della provenienza di eventuali finanziamenti.
Ribadisce peraltro che finanziamenti su ricerche sono benvenuti da
qualunque fonte. Ma che i risultati saranno sempre e solo quelli dettati
dai fatti, non da preconcetti ideologici.
La dottoressa
Marinelli, laureata in Scienze Naturali ed in Geologia, ha insegnato
geografia in Istituti di scuola superiore. Pertanto, pur riconoscendo il
suo pluriennale contributo agli studi della Sidone, ella non è in
possesso di titoli e\o conoscenze che le permettano di giudicare nè
tantomeno liquidare lo studio del Professor Borrini e del dottor
Garlaschelli. Tale studio infatti è di natura forense ed è stato condotto
con le rigorose tecniche della Bloodstain Pattern Analysis, nelle quali
il ricorso non solo a volontari umani ma anche a manichini in plastica è
prassi.
Similmente, risulta essere prassi che tali lavori, prima di
essere pubblicati su riviste del calibro del Journal of Forensic
Sciences, siano sottoposti al vaglio di colleghi con la presentazione in
più congressi, così come è stato fatto dagli autori Borrini e
Garlaschelli. Dopo tali incontri, il lavoro viene redatto ed inviato
all’editor che individua dei referee esperti nel settore; essi
commentano la bozza che deve essere revisionata dagli autori in base a
tali annotazioni. Solo a quel punto l’opera può vedere la luce come un
contributo scientifico riconosciuto. Questo spiega anche le tempistiche
della recente pubblicazione.
A chiarimento dell’uso delle
fotografie per lo studio di Borrini e Garlaschelli, si fa notare che le
immagini usate (come indicato in bibliografia nell’articolo) sono quelle
più recenti e ad alta risoluzione pubblicate da Zaccone (Le due facce
della Sindone, Opera Diocesana Buona Stampa). Tuttavia, per esigenze di
copyright, l’immagine divulgativa usata per presentare la Sidone ai
lettori del JFS è quella più datata e scaricabile online. Essa comunque
non non è mai stata usata per le ricerche in questione.
martedì 10 luglio 2018
Un mio nuovo lavoro sulla Sindone
E' in preview sul Journal of Forensic Science un mio lavoro sulla Sindone di Torino, con Matteo Borrini, professore di Antropologia Forense all'Univ. John Moores di Liverpool.
(Matteo Borrini, PhD
F-AAFS honorary member Commonwealth War Graves Commission
Principal Lecturer in Forensic Anthropology (Programme Leader),
Natural Sciences and Psychology James Parsons Building Byrom Street, Liverpool, UK. ).
Il quale, essendo un esperto di BPA (Blood Pattern Analysis) mi ha fatto gocciolare addosso del sangue per verificare se...
Insomma, nel lavoro ci sono pure foto a colori di me in mutande.
Questo è l'abstract:
(Matteo Borrini, PhD
F-AAFS honorary member Commonwealth War Graves Commission
Principal Lecturer in Forensic Anthropology (Programme Leader),
Natural Sciences and Psychology James Parsons Building Byrom Street, Liverpool, UK. ).
Il quale, essendo un esperto di BPA (Blood Pattern Analysis) mi ha fatto gocciolare addosso del sangue per verificare se...
Insomma, nel lavoro ci sono pure foto a colori di me in mutande.
Questo è l'abstract:
ABSTRACT:
An
investigation
into the arm and body position required to obtain the blood pattern
visible in the image of the Shroud of Turin, was performed using a
living volunteer. The two short rivulets on the back of the left hand
of the Shroud are only consistent with a standing subject with arms
at a ca 45° angle. This angle is different from that necessary for
the forearm stains, which require nearly vertical arms for a standing
subject. The BPA of blood visible on the frontal side of the chest
(the lance wound) shows that the Shroud represents the bleeding in a
realistic manner for a standing position whilst the stains at the
back - of a supposed post-mortem
bleeding
from the same wound for a supine corpse - are totally unrealistic.
Simulation of bleeding from the nail wounds contacting wood surfaces
yielded unclear results.
lunedì 11 giugno 2018
Deliziose recensioni
Continuano a comparire recensioni deliziose sul nostro "Scienziati Pazzi". (Carocci ed.).
Eccone una su Whipart (di Fabio Dalmasso)
"gustosissimo... Un catalogo stupefacente (in alcuni casi in senso letterale) che i due autori riescono a narrare con uno stile coinvolgente e mai banale.... estremamente curioso, ricco di aneddoti e di storie al limite dell’incredibile. Da segnalare le note e la bibliografia, per tutti coloro che volessero approfondire il legame tra scienza e follia che i due autori riescono a raccontare con grande stile."
Eccone una su Whipart (di Fabio Dalmasso)
"gustosissimo... Un catalogo stupefacente (in alcuni casi in senso letterale) che i due autori riescono a narrare con uno stile coinvolgente e mai banale.... estremamente curioso, ricco di aneddoti e di storie al limite dell’incredibile. Da segnalare le note e la bibliografia, per tutti coloro che volessero approfondire il legame tra scienza e follia che i due autori riescono a raccontare con grande stile."
Be' speriamo che venda!!
sabato 28 aprile 2018
Scienziati Pazzi. Una recensione su 'MAH"
In
anteprima la recensione del libro di Luigi Garlaschelli – Alessandra
Carrer, Scienziati pazzi : quando la ricerca sconfina nella follia, Roma
: Carocci, 2017, che sarà nel numero 51 di "Mah".
(Da FaceBook: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2055069501431162&id=1529060910698693)
Lo “scienziato pazzo” è una figura popolare che compare in molti libri, film e fumetti. Ci sono stati (e ci sono), comunque, anche tra gli scienziati in carne e ossa personaggi eccentrici e sono stati fatti (e si fanno) anche nella realtà esperimenti bizzarri. Il libro di Luigi Garlaschelli e Alessandra Carrer ne presenta un buon numero dandone una valutazione critica.
Dare vita a un corpo inanimato con l'elettricità è l'impresa (riuscita) al dottor Victor Frankenstein nel famosissimo romanzo di Mary Shelley, ma è stato anche l'obiettivo di esperimenti (non riusciti, ovviamente) compiuti sui cadaveri da studiosi come Giovanni Aldini (pp.28-29) e Andrew Ure (pp.29-30).
Il'ja Ivanov (1870-1932) compì studi sull'inseminazione e sull'ibridazione. Il suo nome è legato anche ai tentativi, restati infruttuosi, di creare un ibrido tra un essere umano e una scimmia antropomorfa (pp.41-44).
Serge Voronoff (1866-1951) sosteneva che si potesse ottenere il ringiovanimento degli esseri umani con l'impianto di tessuti tratti da testicoli di scimmie. A Ventimiglia aveva un allevamento di scimmie da cui trarre il materiale per soddisfare le richieste che riceveva, ma, commentano gli autori, “i vantati effetti della cura erano inesistenti, e sostanzialmente dovuti a un effetto placebo”. Senza ottenere i risultati vantati, “i piccoli impianti si riassorbivano o si cicatrizzavano” (pp.52-54).
John R. Brinkley (1885-1942) sosteneva di poter curare diverse malattie e disturbi impiantando nel paziente “piccoli pezzi di ghiandole caprine”. Non solo le pretese terapeutiche erano prive di valore, ma gli interventi erano eseguiti in condizioni igieniche precarie, così che alcuni pazienti ebbero delle infezioni e si registrarono delle morti. Pur se contrastato dalla American Medical Association, Brinkley riuscì ad assicurarsi ottimi guadagni, anche se in seguito arrivò un declino e finì in bancarotta (pp.54-56).
Un altro personaggio con idee stravaganti sull'uso delle ghiandole animali fu Leo Stanley (1886-1976). Animato da idee eugenetiche, tra il 1930 e il 1950 si adoperò per la sterilizzazione di almeno 600 detenuti. Su altri prigionieri provò invece “una specie di frullato di ghiandole animali (capre, cinghiali e cervi) che veniva iniettato sottopelle nell'addome”. Tale intervento, secondo Stanley, avrebbe dato loro vigore e nel contempo ne avrebbe “anche mitigato il comportamento criminale” (pp.56-57), ma ovviamente si trattava di pratiche senza alcuna validità.
Duncan McDougall (1866-1920) pensò che, usando una bilancia per pesare il letto di un moribondo e confrontando il peso prima della morte e dopo, avrebbe scoperto il peso dell'anima e, quindi, ne avrebbe anche dimostrato l'esistenza. La sua rilevazione di un peso di 21 grammi (anche se altri suoi tentativi diedero diversi risultati) acquistò una certa popolarità, ma i suoi esperimenti sono privi di valore scientifico (pp.62-64).
Il nome di Edward Bach (1888-1936) si lega ai preparati che da lui prendono il nome di “fiori di Bach”. Le idee che stanno alla base di questi rimedi floreali e i metodi per ottenerli sono assurdità e, quel che più conta, le sperimentazioni dimostrano che non hanno nessuna efficacia (pp.144-146).
Wilhelm Reich (1897-1957) sosteneva che esistese “una specie di energia cosmica” a cui diede il nome di “orgone”. Secondo Reich, la carenza di orgone, “all'interno del corpo umano, sarebbe all'origine di diverse malattie e disturbi”. Per curarli, Reich ideò degli “accumulatori orgonici”. Si trattava di dispositivi del tutto inutili e giustamente la Food and drug administration ne vietò l'uso con pretese curative (pp.73-78).
Nel libro sono ricordati altri casi ancora e, tra i personaggi menzionati, ci sono anche scienziati che hanno al loro attivo studi di notevole valore, ma che hanno anche accolto con favore affermazioni pseudoscientifiche, come William Crookes (1832-1919), che “giurò sull'autenticità dei fenomeni provocati da due famosissimi medium dei suoi tempi, Daniel Dunglas Home e Florence Cook” (p.135), e Brian Josephson, premio Nobel per la fisica nel 1973, che ha dato credito al “misticismo quantico” e ai presunti fenomeni parapsicologici (p.138).
(Da FaceBook: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2055069501431162&id=1529060910698693)
Lo “scienziato pazzo” è una figura popolare che compare in molti libri, film e fumetti. Ci sono stati (e ci sono), comunque, anche tra gli scienziati in carne e ossa personaggi eccentrici e sono stati fatti (e si fanno) anche nella realtà esperimenti bizzarri. Il libro di Luigi Garlaschelli e Alessandra Carrer ne presenta un buon numero dandone una valutazione critica.
Dare vita a un corpo inanimato con l'elettricità è l'impresa (riuscita) al dottor Victor Frankenstein nel famosissimo romanzo di Mary Shelley, ma è stato anche l'obiettivo di esperimenti (non riusciti, ovviamente) compiuti sui cadaveri da studiosi come Giovanni Aldini (pp.28-29) e Andrew Ure (pp.29-30).
Il'ja Ivanov (1870-1932) compì studi sull'inseminazione e sull'ibridazione. Il suo nome è legato anche ai tentativi, restati infruttuosi, di creare un ibrido tra un essere umano e una scimmia antropomorfa (pp.41-44).
Serge Voronoff (1866-1951) sosteneva che si potesse ottenere il ringiovanimento degli esseri umani con l'impianto di tessuti tratti da testicoli di scimmie. A Ventimiglia aveva un allevamento di scimmie da cui trarre il materiale per soddisfare le richieste che riceveva, ma, commentano gli autori, “i vantati effetti della cura erano inesistenti, e sostanzialmente dovuti a un effetto placebo”. Senza ottenere i risultati vantati, “i piccoli impianti si riassorbivano o si cicatrizzavano” (pp.52-54).
John R. Brinkley (1885-1942) sosteneva di poter curare diverse malattie e disturbi impiantando nel paziente “piccoli pezzi di ghiandole caprine”. Non solo le pretese terapeutiche erano prive di valore, ma gli interventi erano eseguiti in condizioni igieniche precarie, così che alcuni pazienti ebbero delle infezioni e si registrarono delle morti. Pur se contrastato dalla American Medical Association, Brinkley riuscì ad assicurarsi ottimi guadagni, anche se in seguito arrivò un declino e finì in bancarotta (pp.54-56).
Un altro personaggio con idee stravaganti sull'uso delle ghiandole animali fu Leo Stanley (1886-1976). Animato da idee eugenetiche, tra il 1930 e il 1950 si adoperò per la sterilizzazione di almeno 600 detenuti. Su altri prigionieri provò invece “una specie di frullato di ghiandole animali (capre, cinghiali e cervi) che veniva iniettato sottopelle nell'addome”. Tale intervento, secondo Stanley, avrebbe dato loro vigore e nel contempo ne avrebbe “anche mitigato il comportamento criminale” (pp.56-57), ma ovviamente si trattava di pratiche senza alcuna validità.
Duncan McDougall (1866-1920) pensò che, usando una bilancia per pesare il letto di un moribondo e confrontando il peso prima della morte e dopo, avrebbe scoperto il peso dell'anima e, quindi, ne avrebbe anche dimostrato l'esistenza. La sua rilevazione di un peso di 21 grammi (anche se altri suoi tentativi diedero diversi risultati) acquistò una certa popolarità, ma i suoi esperimenti sono privi di valore scientifico (pp.62-64).
Il nome di Edward Bach (1888-1936) si lega ai preparati che da lui prendono il nome di “fiori di Bach”. Le idee che stanno alla base di questi rimedi floreali e i metodi per ottenerli sono assurdità e, quel che più conta, le sperimentazioni dimostrano che non hanno nessuna efficacia (pp.144-146).
Wilhelm Reich (1897-1957) sosteneva che esistese “una specie di energia cosmica” a cui diede il nome di “orgone”. Secondo Reich, la carenza di orgone, “all'interno del corpo umano, sarebbe all'origine di diverse malattie e disturbi”. Per curarli, Reich ideò degli “accumulatori orgonici”. Si trattava di dispositivi del tutto inutili e giustamente la Food and drug administration ne vietò l'uso con pretese curative (pp.73-78).
Nel libro sono ricordati altri casi ancora e, tra i personaggi menzionati, ci sono anche scienziati che hanno al loro attivo studi di notevole valore, ma che hanno anche accolto con favore affermazioni pseudoscientifiche, come William Crookes (1832-1919), che “giurò sull'autenticità dei fenomeni provocati da due famosissimi medium dei suoi tempi, Daniel Dunglas Home e Florence Cook” (p.135), e Brian Josephson, premio Nobel per la fisica nel 1973, che ha dato credito al “misticismo quantico” e ai presunti fenomeni parapsicologici (p.138).
Iscriviti a:
Post (Atom)



